
Poems for Renegades – nelle parole di Dome la Muerte
“Il titolo dell’album nasce dalla considerazione che la poesia è la più alta forma d’arte e che anche la più potente sul pianeta; come diceva Fernanda Pivano a proposito dei poeti della beat generation “ sono dei santi venuti giù dal cielo a salvare la terra”. Essi sono anche dei rinnegati come il poeta Cheyenne Lance Henson che appare sull’album con due lyrics. Il mondo è pieno di rinnegati e puoi trovarne fra musiscisti, pittori, poeti ma anche fra chi vive sulla strada o fra la gente comune. Persone che hanno molto, forse troppo da dire, che non si inchinno di fronte al potere, che non scendono a compromessi, pagandone le conseguenze e spesso ne sono consapevoli sin dall’inizio. In tutto questo ci può essere tristezza, malinconia o rabbia, ma non vittimismo, perchè è quasi sempre una scelta fatta con orgoglio. Nell’arte è rinnegata tutta quella gente che ha inventato una scena o uno stile, poi dimenticato da tutti, apprezzato al massimo dagli “addetti ai lavori”, ma anche fuori da questo campo ci sono rinnegati che pagano tutti i giorni in prima persona per le proprie scelte (a volte pagano per tutti).
Il disco è composto da 8 pezzi cantati e 6 strumentali non meno importanti per quanto riguarda il significato. Alcuni sono vecchi pezzi reinterpretati in chiave folk, altri sono nuovi di zecca, più due cover, che hanno un senso ben preciso nel contesto dell’album, come del resto la scaletta dei brani che è strutturata come una sorta di colonna sonora. Dentro ci sono vite distrutte e dure constatazioni della realtà, ma anche molti sogni, alcuni da realizzare, altri infranti, il tutto attraversato da sentimenti puri e profondi, determinazione voglia di riscatto e la ricerca, a tratti gioiosa, a tratti disperata, di una vita di salvezza.
Il libretto è composto da foto e testi (italiano e inglese) e chiunque potrà capire il senso di questo disco, non c’è niente di ermetico, persino gli strumentali evocano immagini e situazioni esplicite ecco perchè la maggior parte delle foto sono dei nudi, perchè chi vi parla per i 42 minuti di durata dell’album, si è messo completamente a nudo (e non solo in senso letterale).”
E’ cambiata un’epoca e musicisti di grande sensibilità hanno ben afferrato il messaggio e con essa si sono diretti verso nuove esperienze di suono e sperimentazione. Nel caso di Dome la Muerte tutto è cambiato senza muovere niente, tutto si è risolto nella soluzione più essenziale e “nuda” della sua musica. Si tratta di un disco che ha un grandissimo valore documentale, concepito forse ancora prima di averlo mai immaginato, perchè è nato nel momento in cui doveva avere un senso registrare un’opera del genere.
Va considerata come una gemma di raro valore in un’epoca in cui la musica viene assorbita come intrattenimento e difficilmente come un’ occasione per riflettere e confrontarsi o semplicemente emozionarsi. Un disco folk, una dimensione intima, ma anche la ferma volontà di parlare ad un pubblico più ampio; mai come adesso c’è l’esigenza di fissare qualcosa nel tempo che rimanga e che dia valore da un momento, ad un vissuto e la potenza evocativa dei brani all’interno di questo disco “evento” guidano in un viaggio tutto personale da cui comunque si voglia se ne uscirà cambiati e forse più saggi.
Questo gioiellino uscirà a giugno e sarà distribuito da Audioglobe.